LA STORIA DEL SERO

 

Il Sero può vantarsi di essere una delle più antiche contrade di Monteforte, assieme a Rubian e Borgolecco (via Dante). Il suo nome deriva da Cero, cioè l’equivalente di Cereus che, in botanica, indica una pianta spinacea con la forma di un grande candelabro. Altre ipotesi meno accreditate fanno derivare il nome dalla geografia (Cero significherebbe “rivolto a levante”) o da qualche famiglia (i De Cereis, Dal Cero).
La contrada inizia da piazza Silvio Venturi, in via Vittorio Veneto, e si espande al di là del ponte sull’Alpone raggiungendo la Cà del Vento e i Montesei e spingendosi oltre fino al ponte Sonarolo sull’Aldregà. La pontara dei Santi conduce invece alla località Spinelo e in Santa Croce. Ai lati delle vie si aprono molte corti promiscue, tipiche dei vecchi paesi della nostra zona.
Il Sero porta con sé testimonianze dei tempi più remoti. In Santa Croce, presso l’omonima chiesetta del ‘500, sono stati rinvenuti tegoloni sepolcrali, frammenti di colonne ed altri reperti che lasciano supporre che il sito fosse abitato fin dall’epoca romana. Del resto proprio da quelle parti un tempo passava l’antica Via Postumia.

 

 

 

 

Immagine storica del ponte sull'Alpone agli inizzi del '900. Tratta dal libro di Bruno Anzolin Monteforte il tempo dei ciottoli.

 

Uno dei momenti più significativi della storia della contrada, si colloca tra il 15 agosto e il 15 ottobre del 1866. Siamo all’epoca delle guerre d’indipendenza e, per due mesi, l’Alpone divenne il confine tra l’armata italiana (schierata oltre la riva sinistra del torrente) e quella austriaca (stanziata all’interno del paese). Due mesi nei quali il Sero è stato testimone direttamente interessato delle vicende legate all’unità d’Italia. Nel 1884 il ponte San Giovanni sull’Alpone, fino ad allora in cotto, venne ricostruito in ferro su progetto dell’ingegnere comunale Giovanni Venturi. L’attuale ponte in cemento armato risale invece al 1956 e fu realizzato sotto la direzione dell’ing. com. Ruggero Carbognin. Tra le opere che fanno parte della storia montefortiana e che danno lustro al Sero, non si può non ricordare la nostra Cantina Sociale, realizzata nel 1952 su volontà dell’allora sindaco Livio Antonioli per facilitare i contadini nella vendità dell’uva.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagine storica dell'attuale via Vittorio Veneto, già Sero


La nostra contrada è sempre stata in qualche modo al centro della vita del paese: una volta vi passava e fermava il trenino della SAER (all’epoca ironicamente ribatezzato: Salti Alti E Ruguloni) che collegava i paesi della vallata e conduceva, volendo, fino in città. Qui le donne si recavano tutti i giorni per scendere al greto dell’Alpone e lavandare…quando non c’era la lavatrice! Sempre al Sero una volta si trovavano i mulini tra cui quello della Roggia
E infine gli abitanti. Scriveva Bruno Anzolin a riguardo della gente del Sero “che s’aiuta a far passare i giorni anche con l’allegria, tanto la vita è quella che è. Più spesso che altrove capita di vedere festoni di bandierine stesi da parte a parte della strada, dal ponte in là, verso il cuore della via. Al Sero, si dice, i è bei e boni di organizzare una sagra in onore della sagra, oltre che dei Santi di loro simpatia: del resto a far festa ogni scusa è valida. Proprio qui hanno avuto i natali alcuni tra i più famosi Re del Torbolin, eletti con “irregolari” comizi e votazioni da tutti i cittadini, esclusi gli astemi”. E allora a noi giovani del Sero il compito di proseguire nella tradizione e di tenere alto il prestigio della contrada!

 

Fonti:       

  1. Dall’Agnola Sac. Lorenzo (1959). Monteforte d’Alpone. Le origini, il castello, le chiese, storia, arte, leggenda, tip. Padri Missionari Stimatini, Verona.
  2. Bruno Anzolin (2002). Il tempo dei ciottoli e altri scritti montefortiani, Comune di Monteforte d’Alpone.